No, non ho scoperto una formula magica! Semplicemente, nel tempo, ho imparato qualche trucco per tirare fuori il meglio dai miei collaboratori.

 

Avevo voglia di condividere con te questi trucchi, magari così ne imparerò altri… Si dice che per ricevere si debba dare!

 

Come molti, voglio migliorare l’efficienza e la produttività dei miei team. Anche se il progresso delle nuove tecnologie può essere stupefacente, io continuo a scommettere sull’aspetto umano.

tirare fuori il meglio dai miei collaboratori


Innanzitutto, non mi fido
dei titoli di studio, io osservo


 

Fin da piccoli ci insegnano (o meglio, ci ficcano in testa!) che il titolo di studio è il Santo Graal. Io non ho un titolo di studio per la posizione che ricopro oggi. Ho iniziato come dipendente e man mano sono salito di livello, imparando sul campo.

 

Un pezzo di carta può certificare che la persona ha ricevuto una determinata formazione. Ma non ti dice come questa persona svolgerà questo lavoro, in quest’azienda specifica, insieme a questi collaboratori.

 

Io mi affido esclusivamente all’osservazione per stimare il valore e le competenze delle persone. So con chi ho a che fare osservando il modo in cui il collaboratore si comporta sul campo. Vedo i suoi punti di forza, le sue ricchezze e anche i suoi punti deboli.

 

Evito di ascoltare le chiacchiere. Non mi fido neanche delle lodi o delle critiche espresse dagli altri. Controllo sempre le informazioni che mi vengono fornite. In passato mi sono fatto abbindolare. Ma ho fiducia nella mia capacità di osservazione.

 


Nominare qualcuno per una posizione
è un atto di fede


 

Detto questo, sono due i principi cui mi attengo sempre.

 

1/ Per la stragrande maggioranza, i collaboratori sono persone di buona volontà. Possono trovarsi in difficoltà, rimanere bloccati, essere contrariati… Ma, in fondo, vogliono fare il loro lavoro. Possono essere scontrosi, lenti, ribelli o quant’altro… cerco sempre di tenere presente che VOGLIONO dare il proprio contributo. Applico questo approccio all’interno dell’azienda, per evitare che i collaboratori si scontrino troppo spesso.

 

2/ Quando si nomina qualcuno per una posizione, si fa un atto di fede. Se, per esempio, si nomina il “direttore marketing”, la persona si ritrova immediatamente investita dell’autorità e delle responsabilità di questa mansione, anche se è in prova. Potrà comodamente creare la sua mansione come ritiene opportuno.

 


Io sono un giardiniere


 

L’osservazione e l’atto di fede sono solo il punto di partenza. Da quel punto in poi, immagino che la mia azienda sia un giardino. Ci sono dei collaboratori agguerriti, degli alberi solidi, dei pilastri, ma ci sono anche dei giovani germogli, che sarà necessario far crescere.

 

Per ottenere un ambiente produttivo è necessario riflettere sull’esperienza del dipendente. E non parlo di cose come “mettere un biliardino accanto alla macchinetta del caffè”.

 

A mio avviso, è fondamentale creare un ambiente favorevole allo sviluppo dei talenti.

 

Puoi trovare i miei consigli da giardiniere nell’articolo “7 suggerimenti per facilitare il management“, ma ecco alcuni concetti di base:

 

  • Incoraggiare le buone iniziative dei dipendenti, invece di punire i passi falsi
  • Premiare gli sforzi ed evitare considerazioni del tipo “è normale, viene pagato per questo!”
  • Non soffermarsi sugli errori della persona e tenere a mente i suoi punti di forza
  • Come manager, lavorare sulla pazienza e sulle capacità di ascolto
  • Lanciare delle sfide alle persone, invece di metterle sotto pressione

 

Sviluppare le competenze dei collaboratori è un lavoro a tempo pieno per i manager e per il personale delle risorse umane. Ma il gioco vale la candela. All’inizio, abbiamo solo un pezzo di terra. Ma con cura e abilità, si fa crescere un giardino che produce frutta e verdura in abbondanza.

 


Imparare, sempre


 

Non abbiamo altra scelta. Il progresso va molto veloce. La tecnologia si rinnova continuamente.

 

Allo stesso tempo, il digital learning offre molte opportunità per formarsi rapidamente.

 

Credo molto nella formazione continua. Non dovremmo mai smettere di imparare. Non mi sembra mai di saperne abbastanza su un argomento per smettere di studiarlo.

 

Per i miei collaboratori, questo significa perfezionare le loro competenze e colmare le loro lacune. La formazione è la chiave della competenza. È il fertilizzante che alimenta i giovani germogli.

 


Comunicare, sempre


 

Affinché il clima di lavoro sia armonioso, la comunicazione deve essere fluida, bidirezionale, sia “top down” che “bottom up” (mi sono appena accorto che non avevo ancora utilizzato abbastanza anglicismi).

 

Recentemente, abbiamo dovuto fare qualche variazione per migliorare la redditività dei nostri prodotti. Alcuni dei nostri illustratori, per offrire il massimo della qualità, ci mettevano più tempo del previsto per portare a termine alcuni video, ritardando la produzione dei video successivi.

 

Il presidente e io abbiamo spiegato agli illustratori che non dovevano fare “più” di ciò che era stato venduto dall’ufficio commerciale, per non penalizzare gli altri clienti. Durante questo scambio, gli illustratori ci hanno fatto notare che alcune animazioni richiedevano più tempo. In questo caso, spettava all’ufficio commerciale adeguare e modificare le tariffe.

 

Nelle comunicazioni, cerco di curare il mio messaggio.

Mi piace la precisione e cerco di essere diretto.

Evito di usare il gergo, per quanto possibile.

 


Quando il mondo crolla,
io esco a prendere una boccata d’aria


 

Perché, nonostante tutto, ci sono momenti in cui il vaso è già pieno e continua a piovere. Invece di sfogarsi sui collaboratori, è bene prendere le distanze. A prescindere dal momento della giornata in cui accade, esco a fare una passeggiata.

 

Faccio un giro nel quartiere e mi guardo intorno. Osservo gli oggetti e le persone che incrocio sul mio cammino. In questo modo mi allontano da pensieri ed emozioni. Rientro solo quando ho ritrovato la calma.

 

Invito i miei collaboratori a fare la stessa cosa. Mantenere un ambiente di lavoro sereno e amichevole richiede molta fatica. Ma, ancora una volta, ne vale davvero la pena. L’azienda diventa una piccola oasi di pace.

 


Per concludere: numeri
e filosofia


 

Naturalmente, ogni settimana analizzo in dettaglio i miei KPI, i famosi key performance indicator o indicatori chiave di rendimento! Sono loro che ti dicono la verità nuda e cruda sulla produzione appena terminata. Se i risultati sono buoni, festeggiamo!

 

Se non sono buoni, faccio un respiro profondo e mi rimbocco le maniche. Trovo in me la pazienza e il coraggio di ripartire.

 

 

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