Mio figlio ha 14 mesi. È intelligente, dolce e impara a una velocità incredibile. Tra qualche anno, andrà a scuola. Quando vedo come funziona oggi l’istruzione nazionale, mi viene un tuffo al cuore. La scuola di oggi è un incubo.

 

Ho iniziato a informarmi sui vari approcci pedagogici esistenti. La cosa sorprendente è che ne esistono molti e sembrano molto efficaci.

 

Il mondo degli affari, le banche, le assicurazioni, le cure mediche stanno tutti cambiando, la tecnologia si sta evolvendo… com’è possibile che la scuola non progredisca? Ecco la scuola che sogno io, quella che mi piacerebbe far frequentare a mio figlio.

La scuola del futuro


Una scuola che appartiene ai bambini


 

In alcune scuole in Giappone, gli studenti puliscono da soli la propria aula. Sembra un dettaglio irrilevante, quasi un’idea strampalata. Eppure, mantenere pulito e ordinato uno spazio in cui si vive o si lavora è una capacità preziosa. È molto più utile che sapere a memoria le date di tutte le battaglie che si sono combattute nella storia.

 

 

 

Questo semplice gesto permette ai bambini di prendere possesso della propria scuola. Dal momento che partecipano attivamente alla manutenzione dei locali, quella diventa davvero la LORO scuola. Ma non finisce qui. Gli adulti permettono loro di aiutare, di contribuire. È una cosa estremamente responsabilizzante e gratificante. Attraverso quest’azione, i bambini acquistano ancora più fiducia in se stessi. Prima di essere un posto in cui s’insegnano dei concetti, la scuola dovrebbe essere un posto in cui si scoprono dei valori.

 

Imparare a tenere la casa, a vestirsi, a leggere, a scrivere e a fare i conti è ciò che anche Celine Alvarez, autrice di “Le leggi naturali del bambino”, faceva nella sua classe. E questo è il primo grande schiaffo in faccia che ho preso guardando più da vicino l’istruzione.

 

“Semplicemente sostenendo i loro impulsi e la loro motivazione interiore, [i bambini] faranno molto più di quanto avremmo osato chiedere loro”, spiega.

 

Ed eccone la prova: bambini che imparano a leggere a 3 o 4 anni, a fare le moltiplicazioni a 4 cifre per passione… E soprattutto, bambini che imparano l’autonomia. Anziché vedersi imporre le materie, dovrebbero poter scegliere da soli cosa studiare. Invece d’insistere sul fatto che il bambino deve ascoltare l’insegnante, l’insegnante dovrebbe ascoltare il bambino. Ciò implica una diversa concezione del bambino.

 

 


Il bambino è una persona!


 

L’insegnante dovrebbe incoraggiare il bambino nelle sue scelte, spingerlo verso i suoi gusti. La società dell’informazione ha bisogno di menti indipendenti, d’innovatori e persino d’intelligenze ribelli. Smettiamola di cercare di plasmare generazioni di pecore. Una nuova ricerca rivela che i bambini che “rispondono” ai loro genitori diventeranno adulti realizzati.

 

“I bambini meritano di essere trattati come esseri indipendenti con pensieri, sentimenti e idee proprie”.

 

Infatti, la scuola come la sogno io è un luogo in cui il bambino sia visto come pari, naturalmente non come un adulto, ma come un essere razionale, che molto spesso sa molto meglio di noi ciò che va bene per lui. Lasciare che il bambino sia co-autore del proprio apprendimento, insegnargli a fidarsi di sé. Il secondo schiaffo l’ho preso dalla testimonianza di Ramïn Faranghi, per il TEDx. Ci spiega perché ha creato una scuola in cui i bambini fanno ciò che vogliono.

 

 

Questa scuola parte dall’idea che “i bambini sono anche persone! Non sono di proprietà dei loro genitori, non sono gli studenti di un insegnante, sono come te e me, membri indipendenti della società democratica”. Un apprendimento che avviene attraverso un numero infinito di sottili interazioni con l’ambiente: per chi ha un bambino e lo guarda crescere, è esattamente questo che accade. Nessun genitore ha mai usato un manuale per aiutare il proprio bambino a imparare a camminare.

 

Ascoltare, capire, non imporre o forzare. Lavorare in gruppo, collaborare per aiutare il bambino a padroneggiare sempre meglio il proprio ambiente. Essere pazienti. Non porre l’attenzione su fallimenti ed errori. E festeggiare le vittorie. Rendere ogni conquista una festa!

 


Una scuola senza compiti e senza esami


 

“Il problema di un sistema d’istruzione basato sulla competizione è che, per definizione, ci sarà solo un primo della classe per ogni classe”. La semplicità con cui François Taddei identifica una delle fonti del problema è sconcertante. È direttore del Centro Interdisciplinare di Ricerca e la sua idea è elementare: porre fine alla competizione e sviluppare una pedagogia basata sulla cooperazione.

 

“Hanno creato una società in cui la maggior parte delle persone è convinta di valere ben poco”.

 

Abbandonare i compiti e gli esami, ecco la soluzione. Trasformare il clima ansiogeno del sistema scolastico; creare un ambiente piacevole e sicuro, in cui il bambino non abbia paura di essere punito perché non sa.

 

“Se guardiamo tutto ciò che ci dicono le scienze dello sviluppo umano, […] l’essere umano impara se è attivo, motivato, amato. Non impara se è passivo, se non è motivato e se è stressato”, continua Celine Alvarez.

 

Fondamentalmente, a che cosa serve la scuola? È un posto dove mettere i bambini in modo da non averli tra i piedi? È un luogo in cui i bambini vengono imbottiti di conoscenze teoriche e astratte per ottenere dei titoli di studio che non sono legati alle reali esigenze della società? Oppure è dove prepariamo la società del futuro?

 

 

Dobbiamo quindi partire da zero. Facendo il contrario di ciò che stiamo facendo ora, saremo più vicini alla verità. Questo è in particolare l’approccio de La classe capovolta: l’apprendimento reinventato. La teoria viene studiata a casa su un manuale, tramite moduli video o con le letture consigliate dall’insegnante. I compiti vengono fatti in classe insieme all’insegnante! È il mondo alla rovescia.

 

 

Quando vedo ciò che sta accadendo nella maggior parte delle classi delle scuole elementari, medie e superiori, mi si spezza il cuore. Nonostante la buona volontà e la perseveranza di alcuni professori, lo spreco è immenso e la conclusione è indiscutibile. È giunto il momento di cambiare. “Diversificare il più possibile gli approcci, al fine di sviluppare il potenziale di individui estremamente diversi”. Come Ramïn Faranghi, sono fermamente convinto che operare questa rivoluzione copernicana, una scuola incentrata sul bambino e non sull’insegnante, sia la migliore speranza che possiamo dare al nostro paese.

 

E tu, qual è la scuola dei tuoi sogni?

 

Scopri: Parli e-learning? Come il linguaggio accademico uccide la pedagogia.

 

 

1 pensiero su “Ho sognato la scuola del futuro: panorama sugli approcci pedagogici alternativi

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